Abbiamo condotto un sondaggio tra architetti, geometri e tecnici del settore edilizio, per capire come affrontano il problema dell’umidità nelle ristrutturazioni.
I risultati sono interessanti e in alcuni casi sorprendenti.
Se sei un professionista che lavora nel settore, potresti riconoscerti in alcuni di questi risultati. O potresti sorprenderti.
In entrambi i casi, vale la pena leggere le prossime righe.
Chi ha partecipato al sondaggio?
Prima di entrare nel merito dei risultati, è importante capire chi ha partecipato al sondaggio.
Il campione è composto quasi interamente da professionisti (architetti, geometri e tecnici del settore edilizio) con lunga esperienza sul campo: quasi il 45% opera da oltre 30 anni, e solo il 9% ha meno di 10 anni di attività.
Non stiamo quindi parlando di opinioni teoriche, ma di come questi professionisti lavorano davvero ogni giorno, cantiere dopo cantiere.
Ed è proprio per questo che i risultati del sondaggio sono così interessanti e, come vedrai, anche un po’ sorprendenti.

La modalità di intervento viene scelta (spesso) troppo presto
Uno dei quesiti più interessanti riguarda il momento in cui i professionisti prendono decisioni relative al risanamento dell’umidità.
In altre parole: quando scelgono come intervenire per risolvere il problema?
La risposta più frequente è stata “durante il primo sopralluogo”.

Più di 1 professionista su 2 (il 55,6%) dichiara di avere le idee chiare su come procedere ancor prima di fare analisi approfondite. Solo 1 su 10 (12,2%) esegue verifiche più accurate prima di prendere una decisione.
Sicuramente l’esperienza conta, ma nel caso dell’umidità esiste un problema che non si può ignorare: ciò che vedi non sempre corrisponde a ciò che accade dentro il muro.
Una macchia scura nella parte inferiore del muro, ad esempio, può sembrare il classico caso di umidità ascendente.
Tuttavia, potrebbe anche essere causata da condensa superficiale – tipici di ambienti poco ventilati – da condensa interstiziale, da infiltrazioni esterne, da sali nel muro che assorbono l’umidità dell’aria oppure da perdite nei tubi idraulici.
Decidere come intervenire guardando solo il muro è un po’ come andare dal medico e ricevere una cura senza fare nessun esame. A volte funziona, ma il rischio di sbagliare è alto.
L’approccio davanti a un muro umido
Quando un professionista si trova davanti a una muratura umida, qual è la prima cosa che fa?

Quasi la metà (il 45,6%) osserva il muro: guarda dove sono le macchie, come si distribuisce il degrado, che aspetto ha l’intonaco.
Il 21,1% cerca informazioni sulla storia dell’edificio (età, tipologia costruttiva, eventuali problemi passati), mentre il 16,7% si confronta con un collega o un altro tecnico.
Solo una piccola parte avvia subito una vera analisi strumentale.
L’analisi visiva del muro è un punto di partenza utile, ovviamente, ma le informazioni raccolte con questo sistema rappresentano degli indizi, anziché delle certezze: gli stessi sintomi possono avere cause completamente diverse.

Gli strumenti diagnostici: il dato che sorprende
Eccoci al punto più critico del sondaggio.
Quasi 4 professionisti su 10 (il 35,6%) dichiarano di non usare nessuno strumento specifico per capire quanta umidità c’è davvero dentro i muri.
Nessuna misurazione, nessuna analisi strumentale: si va ad occhio.
Chi invece usa qualche strumento, si affida principalmente a due tecnologie: l’igrometro superficiale e la termocamera a infrarossi.
L’igrometro superficiale misura l’umidità solo sulla superficie del muro, ma non dice nulla su quello che succede dentro il muro, dove spesso il problema si nasconde.
La termocamera a infrarossi rileva invece le differenze di temperatura sulla superficie. È utile per individuare zone anomale, ma non misura l’umidità: vede solo il caldo e il freddo.
Sono strumenti validi, ma con limiti precisi. Per capire davvero quanta acqua c’è dentro una muratura – soprattutto quando si sospetta umidità di risalita – servono misurazioni più accurate e dirette, che vadano in profondità nei muri (come previsto dalla norma UNI 11085).
Senza questi dati si rischia diintervenire sul sintomo, invece che sulla causa, col risultato che nel tempo il problema ritorna.

Il caso dell’umidità di risalita
Lo dimostra il caso più comune di tutti: l’umidità di risalita.
Quasi 9 professionisti su 10 (85,6%) la incontrano nei cantieri delle ristrutturazioni, ma le risposte indicano che spesso il fenomeno viene affrontato senza una diagnosi strumentale.
Si interviene, si applica un prodotto, si ridipinge… e dopo qualche tempo le macchie sono di nuovo lì.

Il ruolo dei grandi produttori nella scelta degli interventi
Nel nostro sondaggio abbiamo anche indagato sulle fonti delle informazioni a cui si affidano i professionisti per scegliere le modalità di intervento.
Il 45,6% si affida alla propria esperienza.
Fin qui nulla di strano, ma il dato che colpisce è il secondo: quasi 1 professionista su 3 si affida ai tecnici commerciali delle aziende produttrici, quindi alle persone che vendono i prodotti.
Un altro 23,3% consulta le schede tecniche degli stessi produttori.
Ciò non significa che le informazioni dei produttori siano sempre sbagliate: la questione è un’altra. Spesso la scelta del prodotto precede – anziché seguire – la diagnosi del problema.
Sommando questi due dati, più della metà delle scelte tecniche viene influenzata da chi ha interesse a vendere un prodotto specifico.
Per chi deve ristrutturare, questo è un dato importante. La soluzione dipende dalla causa, non dalla marca del prodotto (e per capire la causa serve una diagnosi, non una brochure).

La formazione: quasi la metà dei professionisti non ha una preparazione specifica
Quasi la metà dei progettisti (il 47,8%) dichiara di non avere una formazione specifica dell’umidità negli edifici (nessun corso, nessuna specializzazione).
Tra chi ha seguito dei corsi, la maggior parte erano formazioni organizzata da aziende produttrici, focalizzata su come usare un prodotto specifico, non su come diagnosticare un problema.

La ristrutturazione: il momento in cui non puoi sbagliare
Fa’ attenzione: la diagnosi dell’umidità andrebbe eseguita il prima possibile, già nelle fasi preliminari del progetto.
La successiva ristrutturazione sarà il momento in cui le decisioni progettuali produrranno le conseguenze più importanti, nel bene o nel male.
Immagina di fare i lavori, ridipingere tutto, arredare casa..per poi veder comparire le stesse macchie sui muri a distanza di qualche anno.
A quel punto non sei più in cantiere: intervenire di nuovo significa spendere una seconda volta – magari più della prima – e sopportare nuovi disagi.
