Quando si parla di soluzioni oppure di analisi dei muri umidi e di analisi dell’umidità negli edifici, il problema raramente è la mancanza di offerte disponibili sul mercato. Molto più spesso, il vero limite è l’assenza di una diagnosi corretta, indipendente e scientificamente fondata.
Albert Einstein affermava: “Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione della conoscenza“.
Una citazione che descrive in modo sorprendente ciò che accade nel settore dell’umidità edilizia: analisi parziali, strumenti utilizzati senza un metodo scientifico, dati non verificabili e conclusioni affrettate che conducono a interventi inefficaci o, nei casi peggiori, dannosi.
Non di rado, infatti, quelle che vengono presentate come “analisi” servono esclusivamente a giustificare la vendita di una soluzione preconfezionata.
Proposta da operatori che non hanno né il tempo né l’interesse a verificare se quella tecnologia sia realmente adatta al caso specifico. In questi contesti, la diagnosi non è uno strumento di comprensione, ma un semplice passaggio commerciale.
In questa guida ti spiegherò come dovrebbe esere eseguita una corretta analisi strumentale dei muri umidi, chiarendo la differenza tra un’indagine scientifica, strutturata e ripetibile e le molte “analisi semplificate” oggi diffuse nel settore, che non permettono di individuare con certezza la causa reale dell’umidità.
Comprendere come funzionano questi studi preliminari è fondamentale, perché solo una diagnosi corretta consente di risalire alla vera origine dell’umidità, sia essa dovuta a risalita capillare, infiltrazioni, condensa o a una combinazione di più fattori.
Cosa si intende per “analisi sui muri umidi”
Un’analisi dei muri umidi scientifica e completa non si limita a una singola misurazione né a un controllo superficiale. Si tratta di una vera e propria indagine sull’edificio, che si compone di cinque analisi strumentali eseguite direttamente in abitazione, ciascuna con uno scopo preciso.
Ogni muratura deve essere analizzata singolarmente, perché l’umidità non si manifesta in modo casuale né uniforme. Solo un approccio sistematico, che prende in esame tutte le pareti e il contesto costruttivo complessivo, permette di far emergere la causa reale – spesso occulta – del problema.
L’obiettivo delle indagini è raccogliere dati oggettivi e verificabili che, una volta elaborati da un ufficio tecnico, consentono di identificare la causa o le cause dell’umidità e di definire una strategia di intervento realmente efficace, evitando soluzioni inutili, invasive o non risolutive.

Le 5 analisi diagnostiche indispensabili:
- metodo ponderale
- analisi termografica all’infrarosso
- analisi chimica dei sali
- analisi igro-climatica
- rilievo critico (nei punti di interesse)
Come puoi immaginare, la sola conoscenza degli “ingredienti” non basta. Le analisi vanno eseguite da tecnici con adeguata formazione ed esperienza sul campo, che conoscano – tra le altre cose – la fisica delle costruzioni e il comportamento dell’umidità nei materiali edili.
3 caratteristiche di un’analisi dei muri affidabile
Archimede Group è stata la prima azienda del settore a credere nell’importanza dell’analisi dei muri umidi come presupposto indispensabile per risolvere i problemi di umidità.
I fondatori, 15 anni fa, hanno scelto di abbandonare la vendita di prodotti e soluzioni quando è diventato chiaro che il vero punto critico non era l’intervento in sé, ma la corretta individuazione della causa.
Oggi molte realtà parlano di “analisi”, spesso ricalcando ciò che in passato era un semplice sopralluogo commerciale. Per questo è fondamentale saper distinguere un’indagine reale da una proposta finalizzata alla vendita.
Archimede Group è stata la prima, e ad oggi è ancora l’unica azienda certificata per eseguire analisi strumentali in loco, secondo un metodo scientifico.
Attenzione: le tre caratteristiche che seguono sono strettamente interconnesse.
Se anche una sola manca, non si può parlare di analisi affidabile.
#1 Imparziale
L’obiettivo di un’analisi dei muri umidi, come già anticipato nel capitolo precedente, è raccogliere informazioni utili alla risoluzione del problema. Ma che tipo di informazioni?
I dati che interessano davvero – a noi e a te – sono quelli scientifici. La scienza, infatti, è rigorosa, verificabile ed esclude le opinioni personali: per definizione, è imparziale.
Per raccogliere dati scientifici è necessario eseguire le cinque analisi strumentali citate nel capitolo precedente. Il rilievo critico finale, pur non essendo scientifico in senso stretto, rimane comunque un passaggio doveroso per completare il quadro diagnostico.
#2 Completa
La seconda prerogativa di un’analisi dei muri umidi affidabile è la completezza.
Limitarsi a esaminare esclusivamente le pareti visibilmente macchiate o con intonaci degradati significa raccogliere informazioni parziali. Chi può affermare con certezza che il problema non sia già presente, anche se non ancora visibile, in altre murature o in altre zone dell’abitazione?
Ti mostro un esempio concreto.

Nell’abitazione rappresentata sono state eseguite indagini su tutta la superficie della casa, nonostante il problema visibile interessasse solo due pareti. Le bandierine gialle indicano i punti di misurazione.
Nota anche la densità delle rilevazioni: non si tratta di un singolo rilievo per ambiente, ma di molteplici misurazioni per ogni stanza.
Questo approccio richiede tempo, ma è l’unico modo per eseguire un’analisi dell’umidità realmente minuziosa ed esauriente. Nulla va lasciato al caso, perché una criticità trascurata oggi può trasformarsi domani in un problema molto più complesso e costoso da risolvere.
#3 Ripetibile
Il terzo e ultimo tassello è la ripetibilità dell’analisi.
Un’indagine affidabile deve poter essere ripetuta nel tempo, utilizzando le stesse metodologie, per consentire un confronto oggettivo dei dati prima e dopo il risanamento dell’umidità.
Un consulente che non raccoglie dati scientifici prima dell’intervento, come potrà dimostrare tra uno, due o cinque anni che il problema è stato realmente risolto?
E come potrai sapere che le pareti sono effettivamente deumidificate, in assenza di numeri da confrontare?

No: osservare un muro ridipinto e apparentemente asciutto non è una prova scientifica dell’efficacia dell’intervento.
Il concetto di ripetibilità e confronto è comune a molti ambiti della vita quotidiana. Prendiamo l’esempio di una dieta dimagrante: per sapere se funziona, si confronta il peso prima e dopo, misurato con una bilancia attendibile.
Il “test dello specchio” è soggettivo e approssimativo; la bilancia, invece, non interpreta: misura.
Ed è proprio qui che emerge una criticità tipica del mondo edilizio:
invece della bilancia, troppo spesso si utilizza ancora il semplice colpo d’occhio.
Requisiti normativi e abilitazioni per eseguire analisi sui muri
Secondo le normative internazionali e gli standard di misurazione, le analisi strumentali in ambito edilizio devono essere eseguite da aziende e operatori qualificati.
In modo da garantire non solo la competenza tecnica del personale, ma anche l’affidabilità e la tracciabilità delle misure effettuate.
In particolare, è fondamentale che:
- la strumentazione utilizzata sia certificata, periodicamente tarata e con relativa documentazione di conformità;
- i tecnici incaricati abbiano seguito un percorso di formazione specifico, con competenze documentabili nel campo della diagnostica edilizia e della fisica delle costruzioni;
- l’azienda sia regolarmente iscritta alla Camera di Commercio con un codice ATECO coerente con attività di analisi, misurazione e diagnostica tecnica.
Questi requisiti non sono un formalismo, ma una garanzia di qualità e attendibilità del dato. In assenza di tali presupposti, le misurazioni non possono essere considerate oggettive né ripetibili, e perdono ogni valore diagnostico.
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Per questo motivo, figure come agenti di commercio, così come professionisti che operano in ambiti diversi – a volte gli stessi progettisti edili quando non specificamente abilitati e attrezzati per attività di misura – non dovrebbero eseguire analisi strumentali.
Pur avendo competenze importanti in altri ambiti, non rientrano nei requisiti richiesti per attività di misurazione tecnica certificata.
Una corretta analisi dei muri umidi è quindi un’attività specialistica a tutti gli effetti, che deve essere svolta da soggetti terzi, competenti e indipendenti, per garantire che le decisioni progettuali e gli interventi successivi si basino su dati affidabili e verificabili.
Quanto tempo richiede un’analisi dei muri umidi?
Un’analisi diagnostica strumentale delle pareti non può durare mezz’ora.
E nemmeno un’ora.
Per un’abitazione di circa 90 mq, un’analisi completa richiede un’intera giornata di lavoro, a cui va poi aggiunta l’elaborazione dei dati da parte dell’ufficio tecnico.
Queste tempistiche si riferiscono alle analisi eseguite da Archimede Group, ma nel settore dell’“umidità” troverai facilmente aziende che propongono verifiche molto più rapide. Non a caso, la durata delle nostre analisi sorprende spesso i clienti, perché è ancora diffusa la convinzione che per individuare la causa del problema sia sufficiente un semplice sopralluogo visivo di trenta minuti.
Questa errata convinzione è all’origine di moltissimi errori commessi non soli dai privati e, nei casi migliori, porta a una perdita di tempo di mesi o anni.
Nei casi peggiori, invece, i proprietari sostengono spese inutili, continuano a vivere in ambienti insalubri — con conseguenze anche sulla salute — e talvolta avviano lunghe cause legali contro consulenti dell’umidità, tecnici e imprese edili.
Per capire perché accade tutto questo, è necessario fare un passo indietro.
4 finte analisi dei muri umidi
Durante le ricerche online ti imbatterai in molte realtà che parlano di “analisi”, citano strumenti professionali e sottolineano l’importanza delle verifiche preventive.
Il problema è che, nella pratica, molte di queste analisi non permettono di diagnosticare nulla.
Vediamo quattro esempi molto diffusi.
1. Analisi termografica all’infrarosso
Il tecnico arriva, osserva le pareti, accende la termocamera e scatta alcune immagini colorate. In pochi minuti ha già una soluzione pronta.
È una situazione estremamente comune.

Il problema è che la termocamera all’infrarosso non misura l’umidità nei muri. Rappresenta esclusivamente la temperatura superficiale delle pareti. Di conseguenza, non consente alcun confronto oggettivo delle percentuali di umidità né permette di verificare se, nel tempo, una muratura si stia realmente asciugando.
Uno strumento utile, se inserito in un metodo corretto, viene così trasformato in una scorciatoia diagnostica che porta a conclusioni non dimostrabili.
2. Igrometro a contatto
Un secondo caso, simile al precedente, è il sopralluogo basato quasi esclusivamente sull’uso di un igrometro a contatto, spesso presentato come strumento in grado di misurare l’umidità nei muri.
In realtà, l’igrometro a contatto non misura l’umidità, ma la conducibilità elettrica del materiale nei primi 1–2 cm di muratura.
I dati ottenuti sono indicativi, non disciplinati da normative tecniche europee o nazionali e — legno a parte — non consentono di quantificare le percentuali di umidità nei materiali edili. In altre parole, non permettono confronti oggettivi né verifiche nel tempo.
Valgono quindi le stesse criticità viste per l’analisi termografica.
3. Analisi fuori stagione delle muffe “da condensa”
Un errore serio nella diagnostica dell’umidità è eseguire analisi in periodi non rappresentativi del fenomeno.
Quando esiste anche solo il sospetto di un problema stagionale, l’indagine deve essere svolta nel periodo in cui il fenomeno si manifesta. Ad esempio, analizzare muffe da condensa invernale e ponti termici nei piani fuori terra con termografia a infrarosso nei mesi estivi porta a dati non significativi e a conclusioni fuorvianti.
Non è un problema solo per i proprietari: in ambito giuridico esistono sentenze già passate in giudicato che sono basate su analisi estive relative a difetti di condensa invernale che, per loro natura, non potevano essere rilevati.
Si può comprendere che un venditore abbia interesse a lavorare anche a luglio; è molto meno comprensibile che, in una causa legale, giudice, CTU e CTP accettino un approccio diagnostico che ignora completamente la stagionalità del fenomeno.
Le analisi fuori contesto sono quindi inutili e potenzialmente dannose.
4. Sopralluoghi visivi: gratuiti ma pericolosi
Ultima, ma forse prima per diffusione, è la pseudo-analisi basata su un semplice sopralluogo visivo.
Il consulente osserva le pareti, scatta qualche fotografia, compila un modulo con le risposte del cliente e formula una diagnosi. In alcuni casi, durante il periodo della pandemia, queste “analisi” sono state addirittura sostituite da videochiamate.
Questi sopralluoghi non rispettano nessuno dei tre requisiti fondamentali di una vera analisi diagnostica: imparzialità, completezza e ripetibilità. Non dovrebbero nemmeno essere chiamati “analisi”, ma semplici appuntamenti conoscitivi, finalizzati a proporre un prodotto a un potenziale cliente disinformato.
Un elemento comune a questo approccio è che la maggior parte degli addetti ai lavori perde tempo a osservare le macchie visibili, che non sono la causa del problema ma solo l’effetto finale. Sulla base dell’esperienza personale, si formulano ipotesi sulla causa dell’umidità, senza mai verificarle strumentalmente.
Eppure, basterebbe “chiederlo” alla muratura, attraverso misurazioni corrette, per capire quale problema sta realmente manifestando.
Per concludere
In sostanza, quando ti trovi di fronte a un problema di umidità o muffa, le possibilità sono solo due.
La prima: il consulente dimostra in modo scientifico la causa o le cause del problema e, di conseguenza, individua una o più soluzioni coerenti con i dati rilevati.
La seconda: il consulente esprime un’opinione personale, priva di riscontri strumentali oggettivi. Un’ipotesi quindi dubbia, parziale, non verificabile e, soprattutto, non ripetibile nel confronto tra la situazione iniziale e quella successiva all’intervento di risanamento.
Non esistono vie di mezzo.
Come promesso nel primo capitolo, è ora il momento di mostrarti come funziona realmente un’analisi strumentale diagnostica.
Nel video qui sotto trovi tutti gli step dell’indagine, spiegati in modo chiaro, comprensibile e immediato. Buona visione.
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