In questa guida sull’analisi termografica all’infrarosso scoprirai come funziona la termografia all’infrarosso e quando può essere utilizzata correttamente per analizzare problemi di umidità, muffa e condensa.
È importante chiarirlo subito:
- l’analisi termografica NON misura l’umidità.
- la termografia all’infrarosso, da sola, NON consente di individuare la causa di muffa e condensa.
In sintesi:
l’analisi termografica all’infrarosso è uno strumento utile per individuare anomalie di temperatura superficiale, ponti termici e dispersioni.
Non misura l’umidità nei muri, non quantifica il contenuto d’acqua e non consente di individuare, da sola, la causa di muffe o condense.
Per questo motivo deve essere utilizzata solo in determinati casi, in periodi specifici e sempre come supporto ad altre analisi diagnostiche.
Che cos’è la termografia all’infrarosso e come si esegue
“Rappresentare graficamente la temperatura”: è questo il significato della parola “termografia”.
Nel mondo edile, parliamo di un’analisi non distruttiva né intrusiva, eseguita grazie ad una costosa termocamera all’infrarosso:

Puntata sul corpo da analizzare (come ad esempio una muratura), la termocamera misura la temperatura del corpo in esame.
Tuttavia, in alcuni casi, l’elemento distintivo dell’analisi è anche la sua “spada di Damocle”.
Mi spiego.
Il fatto che non sia distruttiva né intrusiva è una benedizione, e molti tecnici del settore premono su questo aspetto quando vendono l’indagine termografica.
I problemi iniziano quando alcuni tecnici propongono soluzioni e risanamenti (di umidità e muffe) basandosi esclusivamente sui dati della termografia.
Avviene sempre più spesso, quindi facciamo chiarezza…
Analisi termografica: ma a cosa serve esattamente?

Se hai già dato un’occhiata a siti e articoli che parlano dell’argomento, forse saprai che un apparecchio termografico all’infrarosso è indicato per:
- verifica grado di isolamento termico/coibentazione;
- verifica impermeabilizzazioni;
- indicazione di ponti termici;
- ricerca di infiltrazioni idriche;
- verifica umidità di risalita;
- scoperta di elementi costruttivi nascosti;
- verifica impermeabilizzazione di determinate superfici;
- analisi intonaci in fase di distacco (grandi facciate);
Un simile elenco è presente in autorevoli portali di settore, e sul super-consultato Wikipedia.
Ciò che Wikipedia e molti siti non citano e/o approfondiscono sono gli aspetti importanti per chi vuole risolvere un problema di umidità o muffa.
Quindi…
Vero o falso: cosa può realmente fare l’analisi termografica? Queste 9 verità scientifiche ti faranno risparmiare centinaia o migliaia di euro
Rivediamo l’elenco del paragrafo precedente, punto per punto.
Per ciascuna voce trovi il dettaglio di quello che la termografia è in grado di fare, più una nota che in maniera scientifica puntualizza o smentisce la voce dell’elenco.
“L’analisi termografica può verificare il grado di isolamento termico/coibentazione”: VERO

Vero: l’indagine termografica è indispensabile per studiare muffe e condense.
NOTA: La termografia è un’analisi specifica, da utilizzare in determinati periodi e secondo alcune regole.
Hai muffe e condense nei piani fuori terra?
Nei piani abitativi fuori terra, la condensa compare durante il periodo invernale.
Di conseguenza, la termografia si esegue 10-14 giorni DOPO l’inizio dell’inverno, perché pareti e ponti termici devono raffreddarsi.
Hai muffe e condense nei piani interrati?
Nell’interrato la condensa compare durante il periodo estivo.
Di conseguenza – negli interrati – la termografia si esegue quando pareti e ponti termici si sono scaldati.
⚠️ Attenzione! L’elemento “stagionalità” dell’analisi termografica è fondamentale e va rispettato.
“L’analisi termografica può verificare impermeabilizzazioni”: NON del tutto VERO!
La termografia non è un’indagine a raggi X.
È difficile verificare le impermeabilizzazioni, e l’analisi termografica è utile in pochissimi casi. Per tale obiettivo si utilizzano altri metodi.
“L’analisi termografica può dare un’indicazione dei ponti termici”
NOTA: Oltre alle considerazioni citate al punto 1, è necessaria l’analisi climatica degli ambienti.

Durante l’analisi climatica si registra in clima interno (per almeno 7 giorni), misurando temperatura ed umidità in alcuni intervalli di tempo.

I dati ottenuti (foto qui sopra) vanno poi analizzati in laboratorio. Il tuo consulente eseguirà l’analisi climatica?
“L’analisi termografica può ricercare infiltrazioni idriche”: NON del tutto VERO!
L’analisi termografica per la ricerca di infiltrazioni idriche è approssimativa: non avrai garanzia del risultato.
I tubi idraulici hanno l’isolamento termico: il buco è in un punto, ma a volte la dispersione dista anche qualche metro.
Se manca l’isolamento termico, l’analisi è più precisa.
“L’analisi termografica può verificare l’umidità di risalita”: FALSO!
In tale ambito ho assistito ad uno scempio della termografia.
Un esempio?
Tutte le murature al piano terra, nella parte bassa, hanno differenze di temperatura. È normale: c’è il ponte termico.
Alcuni consulenti puntano la termocamera in quella zona, ti fanno vedere la differenza di colore sullo schermo, ed infine sentenziano: “Vede? È umidità di risalita!”
NO! Non è detto sia umidità di risalita, potrebbe essere una questione di ponte termico!
Attenzione! ⚠️ Stai alla larga da prodotti e risanamenti di umidità venduti dopo l’indagine termografica del “consulente”.
Paraddosalmente, in alcune condizioni climatiche, l’umidità di risalita si vede meglio ad occhio nudo.
“L’analisi termografica può scoprire elementi costruttivi nascosti”: VERO
Corretto: in determinate situazioni, l’analisi termografica ti consente di vedere porte e finestre chiuse in passato, così come pilastri e travi nei soffitti.
“L’analisi termografica può identificare intonaci in fase di distacco”: VERO ma solo in determinate condizioni

NOTA: Si interviene con determinate condizioni climatiche, in specifici orari della giornata.
In questi casi la termografia sostituisce la “classica ispezione” con il picchettio del manico del cacciavite.
L’analisi termografica secondo EMERISDA
Sull’analisi termografica si è espressa anche EMERISDA, un importante progetto europeo dedicato allo studio e al confronto delle tecniche di intervento contro l’umidità di risalita.
I partner italiani del progetto con cui Archimede ha collaborato sono: Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima) e Università Ca’ Foscari Venezia.
Dalla relazione conclusiva di EMERISDA emerge che la termografia consente di individuare le zone umide delle strutture, e rappresenta uno strumento rapido e non invasivo per una prima analisi e la localizzazione dei problemi di umidità.
Tuttavia, lo studio evidenzia chiaramente alcuni limiti fondamentali.
Innanzitutto, la termografia non permette di misurare il contenuto di umidità nei materiali, poiché analizza solo uno strato superficiale fortemente influenzato dalle condizioni ambientali.
La tecnica di misurazione richiede sempre un’interpretazione esperta, poiché fattori come materiali e condizioni climatiche possono alterare i risultati.
EMERISDA conclude che la termografia può essere utilizzata esclusivamente come supporto alle indagini, ma non può sostituire i metodi di misura diretti e quantitativi dell’umidità.Queste limitazioni trovano conferma anche nel quadro normativo italiano vigente.
Termografia e umidità: cosa dicono le normative
I Criteri Ambientali Minimi (CAM) non vietano la termografia, ma chiariscono che non rappresenta un metodo per misurare l’umidità, perché non dice quanta acqua è presente nei materiali.
Secondo i CAM, per fare una diagnosi corretta dell’umidità bisogna misurare il contenuto d’acqua nei materiali da costruzione, secondo le norme UNI (UNI 11085 e UNI 11121).
Solo queste misurazioni forniscono dati quantitativi, ripetibili e confrontabili nel tempo, indispensabili per progettare correttamente un intervento di risanamento e per verificarne l’efficacia nel tempo.
La termografia può essere usata solo come strumento ausiliario, ma non può in alcun modo sostituire le misurazioni dell’umidità richieste dai CAM.
Interpretare immagini termografiche come “prova” dell’umidità significa confondere un indicatore termico (temperatura) con una grandezza fisica diversa (l’acqua contenuta nei materiali): un errore che porta a una diagnosi scorretta dal punto di vista tecnico e normativo.
In sintesi, l’umidità si misura con strumenti e metodi igrometrici, non si deduce da immagini termiche.
Conclusioni: se hai problemi di umidità, muffa e condensa, non effettuare solo un’analisi termografica all’infrarosso!
Anche noi di Archimede Group utilizziamo la termografia: è una tecnologia utile e la includiamo nel sistema Casa Asciutta™.
Ma rappresenta solo una delle 5 analisi che eseguiamo.
Ricorda: la termografia è un’indagine qualitativa, non quantitativa. Lo dice EMERISDA, lo riporta la normativa (UNI EN 13187) e lo confermo per esperienza diretta.
Ti mostra dove c’è umidità, ma non misura quanta umidità contengono i tuoi muri.
E soprattutto — contrariamente a quanto dichiarato da qualche “consulente” — l’ispezione termografica non rivela le cause della muffa.
Se qualcuno ti promette il contrario, chiedigli le prove. Spoiler: non le troverai nemmeno sui loro siti.
La termografia ti dice dove guardare. Ma per sapere cosa sta realmente accadendo dentro i tuoi muri — e soprattutto perché — servono analisi quantitative.
Se vuoi capire come noi di Archimede integriamo l’analisi termografica con analisi quantitative, nell’ambito di un processo che ci ha permesso di svelare la causa dell’umidità in più di 5.000 edifici, clicca sul pulsante qui sotto.
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