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Elettrosmosi e dispositivi anti umidità di risalita: funzionano davvero?

Cosa dice la scienza — e cosa non sempre spiegano i venditori — sui dispositivi che promettono di asciugare i muri senza lavori invasivi

I dispositivi anti umidità di risalita — elettrosmosi, inversione di polarità e centraline elettrofisiche — promettono di asciugare le murature senza demolizioni o interventi invasivi.

Ma funzionano davvero? E, soprattutto, sono adatti al tuo specifico problema di umidità di risalita?

In sintesi: i dispositivi contro l’umidità di risalita funzionano?

Non esiste una risposta valida per ogni dispositivo e per qualsiasi edificio. L’efficacia di ciascun sistema può essere verificata solo dopo aver accertato la reale presenza di umidità di risalita e confrontato misurazioni quantitative eseguite prima e dopo l’installazione.

Senza una diagnosi iniziale e dati oggettivi, non è possibile stabilire se la muratura si sia realmente asciugata né attribuire l’eventuale miglioramento al sistema installato.

In oltre 15 anni di attività e più di 5.000 edifici analizzati, Archimede Group ha incontrato centinaia di proprietari che avevano già installato questi dispositivi: alcuni riferivano risultati positivi, mentre molti continuavano a riscontrare efflorescenze, distacchi degli intonaci o valori di umidità elevati.

In questo articolo analizzeremo:

  • come funzionano i principali dispositivi;
  • come verificarne l’efficacia;
  • quali promesse e garanzie valutare con attenzione;
  • due casi reali nei quali i proprietari stavano per spendere fino a 7.500 euro.

L’obiettivo è fornire gli strumenti per distinguere una prestazione documentata da una semplice promessa commerciale, prima di investire migliaia di euro.

Tipologie di dispositivi anti umidità di risalita: quali sono?

domodry prezzo

Sul mercato vengono proposti diversi dispositivi elettrofisici o presentati commercialmente come sistemi elettrocinetici contro l’umidità di risalita.

Tra i sistemi proposti sul mercato rientrano:

  • inversione di polarità
  • elettrosmosi attiva
  • elettrosmosi passiva
  • neutralizzazione dell’umidità
  • neutralizzazione della carica

Questi sistemi possono essere costituiti da:

  • dispositivi definiti come magneto-fisici, elettro-fisici o gravo-magnetici
  • puntazze da inserire nel terreno
  • magneti e calamite da innestare nel muro
  • cavi da innestare all’interno delle pareti

Tra questi, i più diffusi sono i dispositivi alimentati da energia elettrica che agiscono in un determinato raggio attorno al loro punto di installazione.

Pur basandosi su principi e modalità di funzionamento differenti, l’obiettivo dichiarato dei dispositivi è sempre lo stesso: interrompere la risalita capillare e favorire l’asciugatura delle murature.

Come funzionano (in teoria) i dispositivi anti umidità di risalita?

Osserva l’immagine qui sotto, che riassume il funzionamento dei dispositivi.

dispositivi elettrosmosi

Prima dell’intervento, la muratura viene rappresentata con un elevato contenuto d’acqua dovuto alla risalita capillare.

Dopo l’installazione del dispositivo, la stessa parete viene invece rappresentata come completamente asciutta, grazie all’azione del sistema applicato.

A seconda della tecnologia proposta, i dispositivi dichiarano di agire:

  • sulla molecola dell’acqua, modificandone il comportamento
  • sulla muratura, influenzando i fenomeni di risalita
  • oppure sul terreno circostante, intervenendo sulle condizioni che favoriscono il fenomeno

Al di là dei meccanismi dichiarati, è facile comprendere perché molti proprietari si informino su queste soluzioni: 

l’idea di poter asciugare i muri senza demolizioni o lavori invasivi risulta, comprensibilmente, molto attraente.

Come verificare se un dispositivo sta eliminando l’umidità di risalita?

Dopo aver visto come i dispositivi anti umidità di risalita dovrebbero funzionare sulla carta, è necessario approfondire l’aspetto che più sta a cuore ai proprietari:

come si può stabilire se stanno realmente asciugando la muratura?

Si tratta di un passaggio tutt’altro che banale.

L’azione dell’umidità di risalita, infatti, non è direttamente visibile. Ciò che osservi sulle superfici – macchie, aloni, intonaco che si stacca, efflorescenze saline – rappresenta solo la manifestazione finale di un fenomeno che avviene all’interno del muro.

L’errore più diffuso consiste nel valutare l’efficacia di un dispositivo basandosi esclusivamente su segnali superficiali, come ad esempio:

  • pareti che appaiono più asciutte dopo alcuni mesi
  • intonaci rifatti che non presentano più macchie
  • una temporanea riduzione delle efflorescenze saline

Questi elementi, però, non dimostrano che l’umidità di risalita sia stata eliminata o bloccata. In molti casi indicano semplicemente che:

  • l’acqua non è ancora riemersa in superficie
  • i sali sono temporaneamente trattenuti dal nuovo intonaco
  • l’umidità è ancora presente in profondità, ma non visibile

Per parlare di reale efficacia, l’attenzione deve quindi spostarsi dall’aspetto esteriore della parete al contenuto d’acqua interno, misurato in modo oggettivo e ripetibile.

Questo significa verificare:

  • quanta acqua è presente nella muratura, non solo in superficie
  • se il contenuto d’acqua diminuisce nel tempo
  • se la riduzione è uniforme lungo l’altezza della parete
  • se il comportamento è coerente con i tempi fisici di asciugatura di una muratura

In assenza di queste verifiche, qualsiasi miglioramento percepito rimane una supposizione, non una dimostrazione tecnica.

Ed è proprio su questo punto che si innestano molte delle promesse utilizzate per commercializzare questi dispositivi. Affermazioni che appaiono logiche e rassicuranti, ma che spesso non sono supportate da misurazioni in grado di confermarle.

Nel prossimo paragrafo vedremo quali sono le promesse commerciali più comuni e, soprattutto, quali dati servirebbero per poterle considerare attendibili.

Le promesse commerciali più comuni: cosa viene dichiarato e cosa andrebbe verificato

invertitore-di-polarità-umidità

Analizzando il materiale informativo, i siti web e le presentazioni commerciali dei dispositivi anti umidità di risalita, emergono alcune promesse ricorrenti. Cambiano le parole, ma il messaggio di fondo è spesso lo stesso.

Vediamole una per una, chiarendo quali verifiche sarebbero necessarie per poterle considerare fondate.

“Asciuga i muri senza lavori invasivi”

È probabilmente la promessa più diffusa.

L’idea di eliminare l’umidità di risalita senza demolizioni, tagli o interventi sulle murature è comprensibilmente attraente. Tuttavia, per affermare che una muratura si stia davvero asciugando, non è sufficiente osservare un miglioramento estetico.

Per rendere questa affermazione verificabile, sarebbe necessario dimostrare che:

  • il contenuto d’acqua all’interno della muratura diminuisce nel tempo
  • la riduzione è misurabile a diverse profondità
  • l’andamento è coerente lungo tutta l’altezza interessata dalla risalita

In assenza di queste misurazioni, parlare di “muri asciutti” rimane una promessa commerciale, non una conclusione tecnica dimostrabile.

“Blocca definitivamente la risalita capillare”

Un’altra affermazione molto comune riguarda il blocco del fenomeno alla base del problema.

La risalita capillare è un processo fisico complesso, influenzato da diversi fattori, tra cui:

  • le caratteristiche della muratura
  • la presenza e la concentrazione dei sali
  • le condizioni del terreno
  • la presenza di apporti d’acqua continui o variabili

Dichiarare che un dispositivo “blocca” la risalita implica che il meccanismo venga interrotto in modo stabile nel tempo. Per dimostrarlo, non è sufficiente una misurazione occasionale o una valutazione a breve termine.

Sarebbero necessari:

  • confronti tra misurazioni effettuate prima e dopo l’installazione
  • controlli ripetuti a distanza di mesi o anni
  • evidenze che escludano la presenza di altre cause concomitanti

Senza questi elementi, il concetto di “blocco definitivo” resta un’affermazione teorica.

“Funziona su qualsiasi edificio”

Molti dispositivi vengono presentati come soluzioni universali, adatte a edifici di ogni epoca, materiale e configurazione.

Nella pratica, però, le murature possono differire in modo significativo per:

  • composizione
  • spessore
  • grado di saturazione
  • presenza di sali igroscopici

Affermare che un sistema funzioni indistintamente su qualsiasi edificio presuppone che queste variabili non influenzino il risultato. Un’ipotesi che dovrebbe essere dimostrata attraverso dati comparabili riferiti a casi molto diversi tra loro.

Senza una distinzione tra contesti favorevoli e sfavorevoli, questa promessa perde gran parte del suo valore tecnico.

“I risultati sono visibili in pochi mesi”

La rapidità dei risultati è un altro argomento frequentemente utilizzato.

Tuttavia, i tempi di asciugatura di una muratura dipendono da numerosi fattori fisici e ambientali. In molti casi, una variazione visiva a breve termine può essere dovuta a:

  • evaporazione superficiale
  • condizioni climatiche favorevoli
  • interventi sugli intonaci

Per collegare un miglioramento visivo a una reale riduzione dell’umidità di risalita, è necessario dimostrare che il contenuto d’acqua continua a diminuire nel tempo, e non solo nelle fasi iniziali successive all’intervento.

Quando una promessa diventa verificabile

Il punto centrale non è stabilire se una promessa sia “giusta” o “sbagliata”, ma se sia supportata da misurazioni adeguate.

In assenza di un metodo di verifica chiaro e condiviso:

  • le affermazioni rimangono descrittive
  • i risultati non sono confrontabili
  • il rischio di interpretazioni errate aumenta

È per questo motivo che, nella parte finale dell’articolo, vengono richiamati i risultati di un progetto scientifico volto a valutare l’efficacia delle diverse tecniche contro l’umidità di risalita, andando oltre le sole dichiarazioni commerciali.

Come si misura il contenuto d’acqua in una muratura?

L’efficacia di un intervento contro l’umidità di risalita può essere verificata solo accertando, attraverso dati oggettivi e confrontabili nel tempo, una reale diminuzione del contenuto d’acqua all’interno della muratura.

Sorge quindi spontanea una domanda fondamentale:

Come si determina quantitativamente il contenuto d’acqua in una muratura per verificare l’efficacia di un intervento?

Per determinare quantitativamente il contenuto d’acqua in una muratura si utilizzano metodi diretti che prevedono il prelievo di materiale. Tra i principali riferimenti tecnici adottati in Italia vi sono il metodo ponderale o gravimetrico, disciplinato dalla UNI 11085, e il metodo al carburo di calcio, disciplinato dalla UNI 11121.

Le analisi possono essere eseguite in laboratorio oppure, quando la procedura e le apparecchiature lo consentono, direttamente in cantiere.

Il metodo Casa Asciutta adotta il metodo ponderale previsto dalla UNI 11085, utilizzando apparecchiature trasportabili che consentono di eseguire le misurazioni direttamente in cantiere.

blocco-umidità-dispositivi

Il campione prelevato viene pesato, essiccato e nuovamente pesato. La differenza tra la massa iniziale e quella rilevata dopo l’essiccazione permette di determinare quantitativamente il contenuto d’acqua presente nella muratura al momento del prelievo.

Prelievo di materiale dalla muratura per la misurazione oggettiva dell'umidità: piccoli fori eseguiti con un trapano

Il risultato ottenuto costituisce un dato oggettivo e confrontabile nel tempo, utile anche per programmare eventuali approfondimenti diagnostici e verifiche successive.

Le misurazioni basate su strumenti che non prevedono il prelievo di materiale non consentono di determinare il reale contenuto di umidità all’interno delle murature né di effettuare confronti quantitativi affidabili tra una situazione iniziale e una successiva.

Perché termografia e igrometri a contatto non bastano per misurare l’acqua nella muratura

La termografia all’infrarosso non misura il contenuto d’acqua della muratura, ma rileva differenze di temperatura superficiale.

Gli igrometri a contatto forniscono invece letture indirette, influenzabili dalla composizione dei materiali e dalla presenza di sali.

Questi strumenti possono essere utili per indagini preliminari, ma non sostituiscono i metodi diretti necessari per determinare quantitativamente l’acqua presente e confrontare una situazione iniziale con una successiva.

Alcune aziende dichiarano di eseguire misurazioni certificate dei valori di umidità all’interno delle murature. In questi casi è legittimo chiedersi se tali dichiarazioni siano effettivamente supportate da una certificazione riconosciuta.

Nel database pubblico di Accredia è possibile verificare se l’organismo che ha rilasciato una certificazione o il laboratorio che ha eseguito una prova operi sotto accreditamento e quale sia il relativo campo di applicazione.

La presenza di una certificazione aziendale, tuttavia, non equivale automaticamente all’accreditamento di un laboratorio e non dimostra che una specifica misurazione sia stata eseguita secondo un metodo riconosciuto.

Occorre verificare l’oggetto esatto del certificato, il metodo utilizzato e la riferibilità delle apparecchiature impiegate.

I dispositivi anti umidità di risalita sono realmente garantiti?

Numerosi dispositivi anti umidità di risalita vengono proposti con la formula “soddisfatti o rimborsati”.

Le condizioni associate alle formule “soddisfatti o rimborsati” possono prevedere requisiti e limitazioni che rendono necessario verificare con attenzione quando il rimborso sia effettivamente applicabile.

Vediamo due situazioni ricorrenti.

Prima circostanza: l’umidità si ripresenta, ma non è più “solo” risalita

Dopo l’installazione del dispositivo può accadere che, a distanza di tempo, le manifestazioni di umidità tornino a comparire. A quel punto il proprietario richiede l’applicazione della garanzia.

In alcuni casi, l’azienda sostiene che il dispositivo abbia svolto correttamente la propria funzione contro l’umidità di risalita, mentre le nuove manifestazioni vengono attribuite ad altre forme di umidità presenti nell’edificio, come assorbimenti laterali, umidità da marciapiede o fenomeni di condensa.

In questa situazione, la responsabilità viene attribuita al fatto che non sarebbero state eliminate le cause accessorie di umidità, rendendo di fatto non applicabile il rimborso.

Seconda circostanza: misurazioni eseguite solo in fase di contestazione

Un altro caso frequente riguarda le modalità di verifica in caso di controversia.

In assenza di misurazioni iniziali effettuate al momento dell’installazione, l’azienda può procedere a eseguire analisi o misurazioni solo successivamente, utilizzando parametri e valori di riferimento stabiliti nelle condizioni di garanzia.

Se i valori rilevati rientrano all’interno di determinati intervalli, viene considerato che il dispositivo abbia funzionato correttamente, anche se tali valori non corrispondono necessariamente a una muratura realmente asciutta o sana.

Il nodo centrale: l’assenza di un confronto oggettivo

Il punto critico di queste situazioni non è tanto la presenza di una garanzia, quanto l’assenza di dati iniziali sul contenuto di umidità nelle murature.

Senza una misurazione eseguita prima dell’intervento:

  • non è possibile effettuare un confronto quantitativo
  • non è possibile stabilire se l’umidità sia realmente diminuita
  • non è possibile dimostrare in modo oggettivo l’efficacia o l’inefficacia del dispositivo

Lo stesso problema si presenta quando vengono utilizzate tecniche come la termografia all’infrarosso per “individuare” il fronte dell’umidità di risalita. 

Questo tipo di indagine non misura il contenuto reale di umidità nella muratura e non consente confronti quantitativi tra una situazione iniziale e una finale.

Cosa verificare prima di firmare il contratto

Per questi motivi, è fondamentale chiarire prima della firma di un contratto:

  • quali misurazioni verranno eseguite
  • con quali metodi
  • in che modo verrà verificato il risultato nel tempo

Solo in presenza di criteri di verifica chiari, oggettivi e condivisi, una garanzia può trasformarsi da promessa formale a uno strumento realmente tutelante per il proprietario.

Elettrosmosi e dispositivi per l’umidità di risalita: cosa emerge dalle esperienze reali?

Le richieste ricevute da proprietari, professionisti e amministratori mostrano una situazione ricorrente. Molti valutano o hanno già installato dispositivi per l’umidità di risalita senza una diagnosi indipendente e senza misurazioni quantitative iniziali dell’acqua presente nelle murature.

Privati e progettisti ci contattano dopo aver valutato sistemi basati su elettrosmosi, inversione di polarità, centraline elettrofisiche o impulsi elettromagnetici. Altri proprietari riferiscono che, anche dopo anni dall’installazione, continuano a osservare efflorescenze saline, distacchi dell’intonaco, valori strumentali elevati o manifestazioni di muffa.

Queste esperienze non dimostrano che tutti i dispositivi siano inefficaci, né permettono di attribuire automaticamente a essi un eventuale peggioramento. Evidenziano però un problema concreto: senza conoscere la causa dell’umidità e il contenuto d’acqua iniziale, non è possibile verificare se il muro si stia realmente asciugando né attribuire il risultato al sistema installato.

La verifica è ancora più complessa quando alla presunta risalita si sovrappongono infiltrazioni laterali, muri controterra, falda, perdite, sali igroscopici o condensa. Prima di scegliere tra elettrosmosi e altri dispositivi contro l’umidità di risalita, occorre quindi definire un punto di partenza misurabile: diagnosi delle cause, determinazione quantitativa dell’acqua e controlli successivi eseguiti negli stessi punti con metodologie confrontabili.

Solo attraverso questo confronto è possibile stabilire, con dati oggettivi, se il dispositivo abbia prodotto l’effetto dichiarato.

Le esperienze appena descritte confermano quanto sia importante disporre di una diagnosi preliminare e di criteri di verifica oggettivi.

Vediamo ora due casi studio nei quali la proposta di un dispositivo anti umidità di risalita avrebbe potuto condurre a una decisione sbagliata o comunque prematura.

Casi reali: quando il dispositivo sembrava la soluzione (ma non lo era)

I casi di Cristian Brandani e di Diego Cal rappresentano due situazioni diverse, accomunate però da un elemento fondamentale: la proposta di un dispositivo anti umidità come soluzione iniziale, prima di una diagnosi approfondita.

Caso n. 1 – L’esperienza di Cristian Brandani

Nel caso di Cristian Brandani, all’inizio del 2019 il problema si manifestava sia sotto forma di muffa, sia come umidità di risalita. 

Dopo aver contattato diversi consulenti, gli viene proposto un dispositivo basato su elettrosmosi, presentato come risolutivo, con un costo di circa 4.000 euro.

Prima di procedere con l’acquisto, Cristian sceglie di approfondire la situazione affidandosi a un’analisi diagnostica. Nel video che segue racconta direttamente la sua esperienza.

Per fermare l’umidità di risalita, invece, è bastato un piccolo intervento edile (vedi immagine qui sotto):

guaina umidità

Nel caso specifico è stato sufficiente rimuovere la porzione di intonaco che determinava il by-pass, eliminando il collegamento attraverso il quale l’umidità superava la barriera esistente.

dispositivo umidità

Caso n. 2 – L’esperienza di Diego Cal

umidità-di-risalita-dispositivi

Nel caso di Diego Cal, nel 2015, il problema si presentava con intonaco che si staccava nello scantinato fino a circa 50 cm da terra

In una prima fase, il fenomeno viene interpretato come umidità di risalita e, anche in questo caso, gli viene proposto l’acquisto di un dispositivo anti umidità dal costo di circa 7.500 euro.

Di fronte a risposte generiche e prive di dati scientifici, Diego decide di non procedere immediatamente e di approfondire il problema con un’analisi diagnostica strumentale. 

L’analisi ha evidenziato che, oltre alla risalita capillare, era presente un’anomalia localizzata, non coerente con un fenomeno uniforme di umidità di risalita.

Un controllo mirato dell’impianto idraulico ha infatti permesso di individuare una perdita su un tubo, causata da un foro di circa un centimetro. Una volta riparata la perdita, la situazione ha mostrato un netto miglioramento.

“Non comprate nulla senza essere certi, senza un’indagine seria. Per un danno ci possono essere varie cause.”

Sig. Diego Cal, proprietario

Questi due casi mettono in evidenza un aspetto spesso sottovalutato: sintomi simili possono avere cause molto diverse.

Intervenire con una soluzione standard senza aver prima identificato la causa reale espone al rischio di interventi inutili o inefficaci.

In entrambi i casi, la decisione di non acquistare immediatamente un dispositivo, ma di procedere prima con una diagnosi basata su misurazioni oggettive, ha permesso di evitare spese importanti e di individuare il percorso di risanamento più adatto alla situazione specifica.

Progetto di ricerca europeo EMERISDA su elettrosmosi e dispositivi contro l’umidità di risalita

Le considerazioni emerse dai casi reali trovano riscontro anche nel progetto europeo EMERISDA, sviluppato per valutare e confrontare differenti metodi contro l’umidità di risalita e fornire indicazioni operative a proprietari, professionisti, imprese e amministrazioni.

Il progetto ha preso in esame diverse tecniche di intervento, tra cui:

  • barriere chimiche
  • intonaci
  • sistemi di ventilazione e drenaggio
  • elettrosmosi
  • altri dispositivi basati su fenomeni elettrocinetici

Le sperimentazioni sono state condotte su murature campione e in edifici reali, verificando il contenuto d’acqua prima, durante e dopo gli interventi.

Nel rapporto “Summary report on existing methods against rising damp – D2.1”, EMERISDA distingue l’elettrosmosi attiva dagli altri sistemi elettrofisici presenti sul mercato.

Il principio fisico dell’elettrosmosi attiva è scientificamente conosciuto e sperimentato in laboratorio. Per diversi sistemi definiti elettromagnetici, wireless o elettro-cibernetici, invece, il rapporto evidenzia la carenza di prove scientifiche indipendenti sui principi di funzionamento e sulla loro effettiva capacità di asciugare le murature negli edifici reali.

La conclusione più importante del progetto riguarda però tutti i metodi contro l’umidità di risalita, non soltanto i dispositivi:

In sintesi, il rapporto conclude che non esiste un metodo applicabile con successo in qualsiasi situazione.

La soluzione più adatta deve essere scelta considerando i parametri richiamati dal rapporto, tra cui:

  • la tipologia della muratura
  • il grado di saturazione d’acqua
  • l’eventuale presenza di pressione idrostatica
  • il valore storico o monumentale dell’edificio
  • le modalità di applicazione dell’intervento

Nella pratica diagnostica devono inoltre essere considerati altri elementi, come lo spessore della muratura, la presenza di sali e gli eventuali apporti d’acqua laterali.

Anche la corretta applicazione del metodo può risultare determinante per il successo del risanamento.

Le conclusioni di EMERISDA

Non dimostrano quindi che tutti i dispositivi contro l’umidità di risalita siano inefficaci. Confermano però che nessun sistema dovrebbe essere proposto come soluzione universale e che la sua efficacia deve essere valutata attraverso una diagnosi preliminare e misurazioni oggettive, indipendenti e confrontabili nel tempo.

Fonte: progetto europeo EMERISDA, “Summary report on existing methods against rising damp – D2.1”, disponibile in lingua inglese in copia sul sito di Archimede Group.

In definitiva: i dispositivi anti umidità di risalita funzionano?

Come mostrano anche i casi reali analizzati, l’errore più frequente consiste nel confondere l’installazione di un dispositivo con un risanamento completo della muratura.

Nella maggior parte delle situazioni, infatti, il dispositivo – se previsto – rappresenta solo una possibile componente di un intervento più ampio, e raramente l’elemento principale su cui si basa il successo del risanamento.

È possibile ottenere risultati con i dispositivi anti umidità di risalita solo a determinate condizioni, in particolare quando:

  • la causa dell’umidità è stata individuata con certezza
  • la risalita capillare non è mascherata o superata da altri fenomeni predominanti
  • esistono misurazioni oggettive che consentono di verificarne l’efficacia nel tempo

In assenza di queste condizioni, il rischio non è solo quello di non risolvere il problema, ma anche di non avere gli strumenti per capire se l’intervento abbia prodotto un effetto reale.

Per questo motivo, prima ancora di parlare di dispositivi, è necessario chiarire cosa si intende per risanamento reale di una muratura umida e quali siano le fasi indispensabili per affrontare correttamente il problema dell’umidità di risalita.

Cosa si intende davvero per risanamento di una muratura umida

Applicare un dispositivo anti umidità di risalita e risanare una muratura sono due operazioni profondamente diverse.

Un risanamento reale non coincide con l’installazione di un singolo sistema, ma è un processo strutturato che tiene conto delle cause dell’umidità, delle caratteristiche dell’edificio e della verifica dei risultati nel tempo.

Un approccio corretto al risanamento di murature umide si articola in quattro fasi fondamentali.

Fase 1: individuazione delle cause

Il primo passo di un risanamento consiste nel rispondere a una domanda essenziale:

Qual è l’origine dell’umidità presente nella muratura?

Per individuare in modo affidabile la causa, o le cause, dell’umidità è necessario un percorso diagnostico che integri l’osservazione dell’edificio, la raccolta delle informazioni disponibili e misurazioni strumentali oggettive e ripetibili.

Senza questa fase preliminare, qualsiasi intervento rischia di essere impostato su ipotesi e non su dati verificabili. È proprio a partire da un’analisi strumentale che diventa possibile distinguere tra risalita capillare e altri fenomeni di umidità eventualmente presenti.

Fase 2: definizione di un piano di risanamento

I dati raccolti durante l’analisi devono essere interpretati ed elaborati per costruire un piano di risanamento personalizzato.

Il piano di risanamento rappresenta l’insieme delle istruzioni operative per affrontare il problema in modo coerente, controllabile e verificabile nel tempo. Al suo interno vengono definiti:

  • gli interventi da eseguire
  • l’ordine e la sequenza delle operazioni
  • le tecniche e gli eventuali materiali più idonei al caso specifico

Un piano efficace deve essere elaborato in modo indipendente, senza vincoli legati a prodotti, dispositivi o imprese esecutrici, per evitare conflitti di interesse e garantire una valutazione realmente oggettiva delle soluzioni possibili.

Fase 3: esecuzione degli interventi

Nella terza fase vengono eseguiti i lavori previsti dal piano di risanamento.

Il rispetto rigoroso delle indicazioni operative, delle modalità di intervento e della corretta sequenza dei lavori è un elemento determinante per il successo del risanamento, tanto quanto la qualità dell’analisi iniziale.

Fase 4: controllo e verifica dei risultati

Un risanamento non può dirsi concluso senza una verifica nel tempo.

I dati raccolti nella fase iniziale, se ottenuti con metodi scientifici, sono confrontabili nel tempo e permettono di valutare se le murature si stanno realmente asciugando, anche a distanza di anni dall’intervento.

Il confronto tra i valori iniziali e quelli successivi è fondamentale, perché consente di stabilire in modo oggettivo l’efficacia del risanamento. In assenza di misurazioni ripetibili e imparziali, non è possibile confermare i risultati né valutare correttamente eventuali garanzie.

Strumenti che non misurano il contenuto reale di umidità nella muratura, come termocamere all’infrarosso o igrometri a contatto, non consentono questo tipo di verifica quantitativa e non sono adatti a valutazioni “prima e dopo”.

Il primo passo per affrontare un problema di umidità di risalita

Se stai valutando come affrontare un problema di umidità di risalita, il primo passo non dovrebbe essere la scelta di un dispositivo, ma la definizione di un percorso di risanamento basato su dati oggettivi.

Come abbiamo visto, un risanamento reale parte dall’analisi delle murature, prosegue con l’individuazione delle cause e si concretizza in un piano di intervento coerente con le caratteristiche specifiche dell’edificio.

È su questo approccio che si basa il sistema Casa Asciutta di Archimede Group.

Si tratta di un metodo strutturato che consente di valutare in modo indipendente lo stato delle murature e di stabilire quali interventi siano realmente necessari, senza vincoli legati a prodotti, dispositivi o imprese esecutrici.

Il sistema Casa Asciutta prevede:

  • un’analisi strumentale delle murature, eseguita con metodi scientifici
  • l’individuazione di tutte le cause dell’umidità, anche quando sono concomitanti
  • la definizione di un percorso di intervento personalizzato, costruito sui dati raccolti
  • criteri di verifica nel tempo, per controllare l’efficacia reale degli interventi

Questo approccio consente di capire se un dispositivo anti umidità può avere un ruolo all’interno del risanamento, oppure se siano più indicate altre soluzioni, evitando interventi inutili o inefficaci.

Se desideri capire se il sistema Casa Asciutta è adatto al tuo caso, puoi richiedere una valutazione preliminare e un preventivo personalizzato, partendo dall’analisi oggettiva dello stato delle murature.

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