Cosa dice la scienza (e cosa non dicono i venditori) sui dispositivi che promettono di asciugare i muri senza lavori invasivi
I dispositivi anti umidità di risalita – elettrosmosi, inversione di polarità, centraline elettrofisiche – promettono di asciugare i muri senza lavori invasivi.
Ma funzionano davvero? E soprattutto: funzionano nel tuo caso specifico di umidità di risalita?
In oltre 15 anni di attività e più di 5.000 edifici analizzati, il team di Archimede Group ha incontrato centinaia di proprietari che avevano già installato questi dispositivi. Alcuni con risultati, molti senza.
In questo articolo analizzeremo:
- Come funzionano (in teoria) i diversi tipi di dispositivi
- Come verificare se un dispositivo è realmente efficace contro l’umidità di risalita
- Le promesse commerciali e le garanzie dei dispositivi da cui diffidare
- 2 casi reali di clienti che stavano per spendere fino a €7.500 in dispositivi
Alcuni di questi prodotti, in condizioni specifiche, possono dare risultati. Altri sono venduti con promesse prive di fondamento scientifico. L’obiettivo di questo articolo è fornirti gli strumenti per distinguere gli uni dagli altri – prima di spendere migliaia di euro.
Tipologie di dispositivi anti umidità di risalita: quali sono?

Sul mercato sono disponibili diverse tipologie di dispositivi elettrocinetici che promettono di eliminare l’umidità di risalita capillare.
Nello specifico, per dispositivi elettrocinetici si intendono:
- sistemi a inversione di polarità
- sistemi a elettrosmosi attiva
- sistemi a elettrosmosi passiva
- sistemi di neutralizzazione dell’umidità
Questi sistemi possono essere costituiti da:
- dispositivi definiti come magneto-fisici, elettro-fisici o gravo-magnetici
- puntazze da inserire nel terreno
- magneti e calamite da innestare nel muro
- cavi da innestare all’interno delle pareti
Tra questi, i più diffusi sono i dispositivi alimentati da energia elettrica che agiscono in un determinato raggio attorno al loro punto di installazione.
Magneti e calamite per fortuna sono quasi spariti, anche grazie a trasmissioni televisive come “Le Iene” e scoop giornalistici di malagestione negli edifici pubblici.
Pur basandosi su principi e modalità di funzionamento differenti, l’obiettivo dichiarato dei dispositivi è sempre lo stesso: interrompere la risalita capillare e favorire l’asciugatura delle murature.
Come funzionano (in teoria) i dispositivi anti umidità?
Osserva l’immagine qui sotto, che riassume il funzionamento – teorico – dei dispositivi.

Prima dell’intervento, la muratura risulta saturata d’acqua a causa dell’umidità di risalita, che trasporta con sé sali minerali disciolti all’interno dei pori del materiale.
Dopo l’installazione del dispositivo, la stessa parete viene invece rappresentata come completamente asciutta, grazie all’azione del sistema applicato.
A seconda della tecnologia proposta, i dispositivi dichiarano di agire:
- sulla molecola dell’acqua, modificandone il comportamento
- sulla muratura, influenzando i fenomeni di risalita
- oppure sul terreno circostante, intervenendo sulle condizioni che favoriscono il fenomeno
Al di là dei meccanismi dichiarati, è facile comprendere perché molti proprietari si informino su queste soluzioni:
l’idea di poter asciugare i muri senza demolizioni o lavori invasivi risulta, comprensibilmente, molto attraente.
Come verificare se un dispositivo anti umidità sta funzionando davvero?
Dopo aver visto come i dispositivi anti umidità di risalita dovrebbero funzionare sulla carta, è necessario approfondire l’aspetto che più sta a cuore ai proprietari:
come si può stabilire se stanno realmente asciugando la muratura?
Si tratta di un passaggio tutt’altro che banale.
L’azione dell’umidità di risalita, infatti, non è direttamente visibile. Ciò che osservi sulle superfici – macchie, aloni, intonaco che si stacca, efflorescenze saline – rappresenta solo la manifestazione finale di un fenomeno che avviene all’interno del muro.
L’errore più diffuso consiste nel valutare l’efficacia di un dispositivo basandosi esclusivamente su segnali superficiali, come ad esempio:
- pareti che appaiono più asciutte dopo alcuni mesi
- intonaci rifatti che non presentano più macchie
- una temporanea riduzione delle efflorescenze saline
Questi elementi, però, non dimostrano che l’umidità di risalita sia stata eliminata o bloccata. In molti casi indicano semplicemente che:
- l’acqua non è ancora riemersa in superficie
- i sali sono temporaneamente trattenuti dal nuovo intonaco
- l’umidità è ancora presente in profondità, ma non visibile
Per parlare di reale efficacia, l’attenzione deve quindi spostarsi dall’aspetto esteriore della parete al contenuto d’acqua interno, misurato in modo oggettivo e ripetibile.
Questo significa verificare:
- quanta acqua è presente nella muratura, non solo in superficie
- se il contenuto d’acqua diminuisce nel tempo
- se la riduzione è uniforme lungo l’altezza della parete
- se il comportamento è coerente con i tempi fisici di asciugatura di una muratura
In assenza di queste verifiche, qualsiasi miglioramento percepito rimane una supposizione, non una dimostrazione tecnica.
Ed è proprio su questo punto che si innestano molte delle promesse utilizzate per commercializzare questi dispositivi. Affermazioni che appaiono logiche e rassicuranti, ma che spesso non sono supportate da misurazioni in grado di confermarle.
Nel prossimo paragrafo vedremo quali sono le promesse commerciali più comuni. Ma soprattutto, quali dati servirebbero davvero per poterle considerare attendibili.
Le promesse commerciali più comuni: cosa viene dichiarato e cosa andrebbe verificato

Analizzando il materiale informativo, i siti web e le presentazioni commerciali dei dispositivi anti umidità di risalita, emergono alcune promesse ricorrenti. Cambiano le parole, ma il messaggio di fondo è spesso lo stesso.
Vediamole una per una, chiarendo quali verifiche sarebbero necessarie per poterle considerare fondate.
“Asciuga i muri senza lavori invasivi”
È probabilmente la promessa più diffusa.
L’idea di eliminare l’umidità di risalita senza demolizioni, tagli o interventi sulle murature è comprensibilmente attraente. Tuttavia, per affermare che una muratura si stia davvero asciugando, non è sufficiente osservare un miglioramento estetico.
Per rendere questa affermazione verificabile, sarebbe necessario dimostrare che:
- il contenuto d’acqua all’interno della muratura diminuisce nel tempo
- la riduzione è misurabile a diverse profondità
- l’andamento è coerente lungo tutta l’altezza interessata dalla risalita
In assenza di queste misurazioni, parlare di “muri asciutti” rimane una promessa commerciale, non una conclusione tecnica dimostrabile.
“Blocca definitivamente la risalita capillare”
Un’altra affermazione molto comune riguarda il blocco del fenomeno alla base del problema.
La risalita capillare è un processo fisico complesso, influenzato da diversi fattori, tra cui:
- le caratteristiche della muratura
- la presenza e la concentrazione dei sali
- le condizioni del terreno
- la presenza di apporti d’acqua continui o variabili
Dichiarare che un dispositivo “blocca” la risalita implica che il meccanismo venga interrotto in modo stabile nel tempo. Per dimostrarlo, non è sufficiente una misurazione occasionale o una valutazione a breve termine.
Sarebbero necessari:
- confronti tra misurazioni effettuate prima e dopo l’installazione
- controlli ripetuti a distanza di mesi o anni
- evidenze che escludano la presenza di altre cause concomitanti
Senza questi elementi, il concetto di “blocco definitivo” resta un’affermazione teorica.
“Funziona su qualsiasi edificio”
Molti dispositivi vengono presentati come soluzioni universali, adatte a edifici di ogni epoca, materiale e configurazione.
Nella pratica, però, le murature possono differire in modo significativo per:
- composizione
- spessore
- grado di saturazione
- presenza di sali igroscopici
Affermare che un sistema funzioni indistintamente su qualsiasi edificio presuppone che queste variabili non influenzino il risultato. Un’ipotesi che dovrebbe essere dimostrata attraverso dati comparabili riferiti a casi molto diversi tra loro.
Senza una distinzione tra contesti favorevoli e sfavorevoli, questa promessa perde gran parte del suo valore tecnico.
“I risultati sono visibili in pochi mesi”
La rapidità dei risultati è un altro argomento frequentemente utilizzato.
Tuttavia, i tempi di asciugatura di una muratura dipendono da numerosi fattori fisici e ambientali. In molti casi, una variazione visiva a breve termine può essere dovuta a:
- evaporazione superficiale
- condizioni climatiche favorevoli
- interventi sugli intonaci
Per collegare un miglioramento visivo a una reale riduzione dell’umidità di risalita, è necessario dimostrare che il contenuto d’acqua continua a diminuire nel tempo, e non solo nelle fasi iniziali successive all’intervento.
Quando una promessa diventa verificabile
Il punto centrale non è stabilire se una promessa sia “giusta” o “sbagliata”, ma se sia supportata da misurazioni adeguate.
In assenza di un metodo di verifica chiaro e condiviso:
- le affermazioni rimangono descrittive
- i risultati non sono confrontabili
- il rischio di interpretazioni errate aumenta
È per questo motivo che, nella parte finale dell’articolo, vengono richiamati i risultati di un progetto scientifico volto a valutare l’efficacia delle diverse tecniche contro l’umidità di risalita, andando oltre le sole dichiarazioni commerciali.
Come si misura scientificamente l’umidità in una muratura?
Una riduzione dell’umidità di risalita può essere definita tale solo se corrisponde a una reale diminuzione del contenuto d’acqua all’interno delle murature.
Questa diminuzione può essere verificata solo attraverso dati oggettivi e confrontabili nel tempo.
Sorge quindi spontanea una domanda fondamentale:
Come si misura l’umidità in una muratura, per poter stabilire se un intervento è stato realmente efficace?
Per misurare correttamente l’umidità presente all’interno di una muratura esistono solo tre metodi, supportati da normative tecniche europee (norme UNI) che ne definiscono con precisione il procedimento.
Il primo è il metodo al carburo di calcio. Si tratta di una tecnica piuttosto datata, leggermente inquinante, lenta e faticosa per l’operatore, ma ancora sufficientemente precisa.
Per questo motivo è oggi considerata in parte obsoleta, pur restando un riferimento storico nella misurazione dell’umidità nei materiali da costruzione.
Il secondo metodo prevede l’uso di un laboratorio di analisi non trasportabile. In questo caso i campioni prelevati devono essere analizzati esternamente, con costi elevati e tempi molto lunghi.
È un approccio accurato, ma poco pratico per attività diagnostiche che richiedono più verifiche e confronti nel tempo.
Il terzo metodo fa riferimento alla normativa UNI 11085 e consente di effettuare misurazioni mediante apparecchiature trasportabili, direttamente in cantiere.

Anche in questo caso si tratta di un metodo normato, che permette di determinare il contenuto reale di umidità presente nella muratura al momento del prelievo.
Al di là delle differenze operative, tutti questi metodi hanno un elemento fondamentale in comune:
Per poter misurare l’umidità reale all’interno di un muro è necessario prelevare del materiale dalla muratura, eseguendo piccoli fori.

Il materiale estratto viene poi essiccato e, attraverso calcoli specifici, consente di determinare il contenuto effettivo di umidità riferito al momento dell’estrazione.
È questo passaggio che permette di ottenere un dato oggettivo e confrontabile nel tempo.
Le misurazioni basate su strumenti che non prevedono il prelievo di materiale non consentono di determinare il reale contenuto di umidità all’interno delle murature. Né di effettuare confronti affidabili tra una situazione “prima” e una “dopo”.
Tecniche come la termografia all’infrarosso o l’uso di igrometri a contatto, pur essendo utili per altre valutazioni, non misurano l’umidità nei muri. Quindi non sono adatte a verificare l’efficacia di un intervento di deumidificazione.
Alcune aziende dichiarano di eseguire misurazioni certificate dei valori di umidità all’interno delle murature. In questi casi è legittimo chiedersi se tali dichiarazioni siano effettivamente supportate da una certificazione riconosciuta.
Per verificarlo è possibile consultare il database pubblico di Accredia, l’Ente unico nazionale di accreditamento. All’interno del database sono elencate le certificazioni rilasciate alle aziende, con l’indicazione delle attività per le quali sono abilitate.
Questo consente di verificare se l’azienda che propone l’intervento ha effettivamente titolo a eseguire misurazioni scientifiche dei valori di umidità, ovvero misurazioni ripetibili e confrontabili nel tempo.
In assenza di una certificazione rilasciata da un ente terzo, diventa più difficile stabilire l’affidabilità delle misurazioni eseguite e, di conseguenza, valutare in modo oggettivo l’efficacia di un intervento.
I dispositivi anti umidità di risalita sono realmente garantiti?
Numerosi dispositivi anti umidità di risalita vengono proposti con la formula “soddisfatti o rimborsati”.
Nella pratica, però, le garanzie associate a questi sistemi sono spesso strutturate in modo tale da rendere molto difficile ottenere un rimborso. Anche in presenza di un risultato insoddisfacente.
Si tratta generalmente di clausole legittime, ma costruite in modo restrittivo, che limitano fortemente i casi in cui il rimborso può essere riconosciuto. Vediamo due situazioni tipiche.
Prima circostanza: l’umidità si ripresenta, ma non è più “solo” risalita
Dopo l’installazione del dispositivo può accadere che, a distanza di tempo, le manifestazioni di umidità tornino a comparire. A quel punto il proprietario richiede l’applicazione della garanzia.
La risposta più frequente è che il dispositivo ha svolto correttamente la sua funzione contro l’umidità di risalita, mentre le nuove manifestazioni vengono ricondotte ad altre forme di umidità presenti nell’edificio, come assorbimenti laterali, umidità da marciapiede o fenomeni di condensa.
In questa situazione, la responsabilità viene attribuita al fatto che non sarebbero state eliminate le cause accessorie di umidità, rendendo di fatto non applicabile il rimborso.
Seconda circostanza: misurazioni eseguite solo in fase di contestazione
Un altro caso frequente riguarda le modalità di verifica in caso di controversia.
In assenza di misurazioni iniziali effettuate al momento dell’installazione, l’azienda può procedere a eseguire analisi o misurazioni solo successivamente, utilizzando parametri e valori di riferimento stabiliti nelle condizioni di garanzia.
Se i valori rilevati rientrano all’interno di determinati intervalli, viene considerato che il dispositivo abbia funzionato correttamente, anche se tali valori non corrispondono necessariamente a una muratura realmente asciutta o sana.
Il nodo centrale: l’assenza di un confronto oggettivo
Il punto critico di queste situazioni non è tanto la presenza di una garanzia, quanto l’assenza di dati iniziali sul contenuto di umidità nelle murature.
Senza una misurazione eseguita prima dell’intervento:
- non è possibile effettuare un confronto quantitativo
- non è possibile stabilire se l’umidità sia realmente diminuita
- non è possibile dimostrare in modo oggettivo l’efficacia o l’inefficacia del dispositivo
Lo stesso problema si presenta quando vengono utilizzate tecniche come la termografia all’infrarosso per “individuare” il fronte dell’umidità di risalita.
Questo tipo di indagine non misura il contenuto reale di umidità nella muratura e non consente confronti quantitativi tra una situazione iniziale e una finale.
Una considerazione preventiva prima di acquistare un dispositivo “garantito”
Per questi motivi, è fondamentale chiarire prima della firma di un contratto:
- quali misurazioni verranno eseguite
- con quali metodi
- e in che modo verrà verificato il risultato nel tempo
Solo in presenza di criteri di verifica chiari, oggettivi e condivisi, una garanzia può trasformarsi da promessa formale a uno strumento realmente tutelante per il proprietario.
E a proposito di tutele per il proprietario, vediamo ora due casi studio che mostrano come, in assenza di una diagnosi preliminare e di criteri di verifica oggettivi, la proposta di un dispositivo anti umidità di risalita possa portare a decisioni sbagliate o comunque premature.
Casi reali: quando il dispositivo sembrava la soluzione (ma non lo era)
I casi di Cristian Brandani e di Diego Cal rappresentano due situazioni diverse, accomunate però da un elemento fondamentale:
La proposta di un dispositivo anti umidità come soluzione iniziale, prima di una diagnosi approfondita.
Nel caso di Cristian Brandani, all’inizio del 2019 il problema si manifestava sia sotto forma di muffa, sia come umidità di risalita.
Dopo aver contattato diversi consulenti, gli viene proposto un dispositivo basato su elettrosmosi, presentato come risolutivo, con un costo di circa 4.000 euro.
Prima di procedere con l’acquisto, Cristian sceglie di approfondire la situazione affidandosi a un’analisi diagnostica. Nel video che segue racconta direttamente la sua esperienza.
Per fermare l’umidità di risalita invece è bastato un piccolo intervento edile (vedi immagine qui sotto):

Rimuovendo la porzione di intonaco che causava il by-pass si avrà una risoluzione completa, sicura e definitiva all’umidità di risalita.

N°2: L’esperienza del Sig. Diego Cal (Pordenone)

Nel caso di Diego Cal, nel 2015, il problema si presentava con intonaco che si staccava nello scantinato fino a circa 50 cm da terra.
In una prima fase, il fenomeno viene interpretato come umidità di risalita e, anche in questo caso, gli viene proposto l’acquisto di un dispositivo anti umidità dal costo di circa € 7.500.
Di fronte a risposte generiche e prive di dati scientifici, Diego decide di non procedere immediatamente e di approfondire il problema con un’analisi diagnostica strumentale.
L’analisi ha evidenziato che, oltre alla risalita capillare, era presente un’anomalia localizzata, non coerente con un fenomeno uniforme di umidità di risalita.
Un controllo mirato dell’impianto idraulico ha infatti permesso di individuare una perdita su un tubo, causata da un foro di circa un centimetro. Una volta riparata la perdita, la situazione ha mostrato un netto miglioramento.
“Non comprate nulla senza essere certi, senza un’indagine seria. Per un danno ci possono essere varie cause.”
Sig. Diego Cal, proprietario
Questi due casi mettono in evidenza un aspetto spesso sottovalutato: sintomi simili possono avere cause molto diverse.
Intervenire con una soluzione standard senza aver prima identificato la causa reale espone al rischio di interventi inutili o inefficaci.
In entrambi i casi, la decisione di non acquistare immediatamente un dispositivo, ma di procedere prima con una diagnosi basata su misurazioni oggettive, ha permesso di evitare spese importanti e di individuare il percorso di risanamento più adatto alla situazione specifica.
In definitiva: i dispositivi anti umidità di risalita funzionano?
Come mostrano anche i casi reali analizzati, l’errore più frequente consiste nel confondere l’installazione di un dispositivo con un risanamento completo della muratura.
Nella maggior parte delle situazioni, infatti, il dispositivo – se previsto – rappresenta solo una possibile componente di un intervento più ampio, e raramente l’elemento principale su cui si basa il successo del risanamento.
È possibile ottenere risultati con i dispositivi anti umidità di risalita solo a determinate condizioni, in particolare quando:
- la causa dell’umidità è stata individuata con certezza
- la risalita capillare non è mascherata o superata da altri fenomeni predominanti
- esistono misurazioni oggettive che consentono di verificarne l’efficacia nel tempo
In assenza di queste condizioni, il rischio non è solo quello di non risolvere il problema, ma anche di non avere gli strumenti per capire se l’intervento abbia prodotto un effetto reale.
Per questo motivo, prima ancora di parlare di dispositivi, è necessario chiarire cosa si intende per risanamento reale di una muratura umida e quali siano le fasi indispensabili per affrontare correttamente il problema dell’umidità di risalita.
Cosa si intende davvero per risanamento di una muratura umida
Applicare un dispositivo anti umidità di risalita e risanare una muratura sono due operazioni profondamente diverse.
Un risanamento reale non coincide con l’installazione di un singolo sistema, ma è un processo strutturato che tiene conto delle cause dell’umidità, delle caratteristiche dell’edificio e della verifica dei risultati nel tempo.
Un approccio corretto al risanamento di murature umide si articola in quattro fasi fondamentali.
Fase 1: individuazione delle cause
Il primo passo di un risanamento consiste nel rispondere a una domanda essenziale:
qual è l’origine dell’umidità presente nella muratura?
L’unico modo per individuare in modo affidabile la causa, o le cause, dell’umidità è applicare un sistema scientifico di analisi delle murature, basato su misurazioni oggettive e ripetibili.
Senza questa fase preliminare, qualsiasi intervento rischia di essere impostato su ipotesi e non su dati verificabili. È proprio a partire da un’analisi strumentale che diventa possibile distinguere tra risalita capillare e altri fenomeni di umidità eventualmente presenti.
Fase 2: definizione di un piano di risanamento
I dati raccolti durante l’analisi devono essere interpretati ed elaborati per costruire un piano di risanamento personalizzato.
Il piano di risanamento rappresenta l’insieme delle istruzioni operative per affrontare il problema in modo corretto e definitivo. Al suo interno vengono definiti:
- gli interventi da eseguire
- l’ordine e la sequenza delle operazioni
- le tecniche e gli eventuali materiali più idonei al caso specifico
Un piano efficace deve essere elaborato in modo indipendente, senza vincoli legati a prodotti, dispositivi o imprese esecutrici, per evitare conflitti di interesse e garantire una valutazione realmente oggettiva delle soluzioni possibili.
Fase 3: esecuzione degli interventi
Nella terza fase vengono eseguiti i lavori previsti dal piano di risanamento.
Il rispetto rigoroso delle indicazioni operative, delle modalità di intervento e della corretta sequenza dei lavori è un elemento determinante per il successo del risanamento, tanto quanto la qualità dell’analisi iniziale.
Fase 4: controllo e verifica dei risultati
Un risanamento non può dirsi concluso senza una verifica nel tempo.
I dati raccolti nella fase iniziale, se ottenuti con metodi scientifici, sono confrontabili nel tempo e permettono di valutare se le murature si stanno realmente asciugando, anche a distanza di anni dall’intervento.
Il confronto tra i valori iniziali e quelli successivi è fondamentale, perché consente di stabilire in modo oggettivo l’efficacia del risanamento. In assenza di misurazioni ripetibili e imparziali, non è possibile confermare i risultati né valutare correttamente eventuali garanzie.
Strumenti che non misurano il contenuto reale di umidità nella muratura, come termocamere all’infrarosso o igrometri a contatto, non consentono questo tipo di verifica quantitativa e non sono adatti a valutazioni “prima e dopo”.
Il primo passo per affrontare un problema di umidità di risalita
Se stai valutando come affrontare un problema di umidità di risalita, il primo passo non dovrebbe essere la scelta di un dispositivo, ma la definizione di un percorso di risanamento basato su dati oggettivi.
Come abbiamo visto, un risanamento reale parte dall’analisi delle murature, prosegue con l’individuazione delle cause e si concretizza in un piano di intervento coerente con le caratteristiche specifiche dell’edificio.
È su questo approccio che si basa il sistema Casa Asciutta di Archimede Group.
Un metodo strutturato che consente di valutare in modo indipendente lo stato delle murature e di stabilire quali interventi siano realmente necessari, senza vincoli legati a prodotti, dispositivi o imprese esecutrici.
Il sistema Casa Asciutta prevede:
- un’analisi strumentale delle murature, eseguita con metodi scientifici
- l’individuazione di tutte le cause dell’umidità, anche quando sono concomitanti
- la definizione di un percorso di intervento personalizzato, costruito sui dati raccolti
- criteri di verifica nel tempo, per controllare l’efficacia reale degli interventi
Questo approccio consente di capire se un dispositivo anti umidità può avere un ruolo all’interno del risanamento, oppure se siano più indicate altre soluzioni, evitando interventi inutili o inefficaci.
Se desideri capire se il sistema Casa Asciutta è adatto al tuo caso, puoi richiedere una valutazione preliminare e un preventivo personalizzato, partendo dall’analisi oggettiva dello stato delle murature. Clicca
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*NOTA e PROGETTO EMERISDA:
L’indicazione positiva è valida alle condizioni successivamente riportate nell’articolo.
La nostra affermazione positiva non può essere considerata valida in qualsiasi contesto e tipologia di situazione edile.
Si consideri che in questi ultimi anni sono comparsi nel mercato italiano svariati dispositivi dei quali non abbiamo alcuna certezza scientifica diretta o indiretta del loro funzionamento. Per completezza dell’informazione riportiamo alcuni estratti del progetto Emerisda (fonte www.emerisda.eu)
Emerisda è stato un progetto di ricerca europeo (al quale in parte abbiamo partecipato) con i seguenti obbiettivi:
1- effettuare una valutazione e un confronto delle tecniche esistenti per contrastare l’umidità di risalita (dispositivi, barriere chimiche, intonaci, vari sistemi di areazione e drenaggi);
2- redigere delle linee guida per proprietari, amministrazioni, architetti e appaltatori, per determinare la migliore soluzione per ogni singolo caso di umidità di risalita.
Nel progetto Emerisda sono state effettuati test reali applicando le varie metodologie disponibili.
Le sperimentazioni sono state eseguite in edifici italiani ed europei e su murature di campione costruite ad hoc. Il progetto ha avuto una durata maggiore di 2 anni.
Prima, durante e dopo è stato verificato con più misurazioni ponderali UNI11085 il contenuto di umidità nelle murature per verificarne la loro reale deumidificazione. Di seguito alcuni estratti da:
“Summary report on existing methods against rising damp D2.1”.
“Rapporto di sintesi sui metodi esistenti contro l’umidità di risalita D2.1” Le traduzioni dall’inglese sono stata effettuate con traduttore on-line per prediligere la neutralità anzichè la qualità.
1° estratto: Sistemi basati su fenomeni elettrocinetici
Negli ultimi anni il mercato della conservazione si è sviluppato verso l’uso di prodotti e metodi che dichiarano di essere meno invasivi e più sostenibili dei sistemi tradizionali. Accanto al sistema più noto basato sull’elettrosmosi attiva e passiva, numerosi altri metodi, definiti dagli stessi produttori come metodi elettro-cibernetici, stanno fiorendo sul mercato europeo. Se il principio dell’elettrosmosi attiva è scientificamente provato e applicato con successo in laboratorio, l’altro metodo non ha, per l’autore le migliori conoscenze, una prova scientificamente fondata dei suoi principi di funzionamento.
Il verificarsi di effetti elettrici nelle pareti di muratura umide è dovuto al doppio strato elettrico che si alza sull’acqua / superficie solida in materiali da costruzione porosi umidi: quando è presente un flusso d’acqua capillare, si verifica un potenziale spontaneo.
2° estratto: Conclusione finale
Riferita a tutti i sistemi risolutivi dell’umidità di risalita (barriera chimica, intonaci, dispositivi ecc)
Un metodo non esiste, che può essere applicato con successo in qualsiasi situazione. Il metodo più (“migliore” n.d.a.) va scelto a seconda di una serie di parametri, come tipo muratura, grado di saturazione dell’acqua, presenza di pressione idrostatica, valore monumentale dell’edificio ecc. Il metodo di applicazione può essere determinante anche per il successo dell’intervento. Ciò sottolinea la necessità di linee guida operative in grado di assistere gli attori coinvolti nella conservazione di una scelta consapevole e l’applicazione di questi metodi nella pratica . Alcuni dei metodi si basano su principi che non sono completamente chiariti. Inoltre, le informazioni sulla reale efficacia dei metodi nella pratica è scarsa. Una valutazione scientifica e indipendente dell’efficacia e della compatibilità dei metodi esistenti contro l’umidità di risalita, tra cui anche l’individuazione di lacune nella conoscenza su cui è urgente ulteriori ricerche (fondamentale). Questo è particolarmente vero nel caso di metodo basato elettro. Poiché la diffusione di questi metodi è in aumento, e vengono applicati in edifici monumentali, è importante verificare l’efficacia dalla ricerca scientifica indipendente. Fonte: www.emerisda.eu
